Tra le pagine di Spartaco alla Fiera di Roma

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di Atro Reiter

Chi si avvicina senza un’idea precisa, chi con un foglio segnato dai titoli, nell’andirivieni di persone e personaggi. Chi tre, chi quattro, chi uno, chi alcun libro preferisce o sceglie. Chi aveva seguito il destino di un’autrice (Maggie Gee) e osanna la fiera che le permette di ottenere il sogno sperato. Chi si complimenta con la linea editoriale o racconta aneddoti sugli autori ben conosciuti dei quali scopre un titolo inatteso (R.L. Stevenson).

Questi sono alcuni tra i volti, i modi, le attenzioni dei lettori, delle lettrici della Spartaco.

Queste le più fresche emozioni della fiera.

Conoscere i turbamenti degli altri, di chi alla fiera partecipa per osservare, vedere, scrutare il mondo non sempre coerente, non sempre facile, ma sempre affascinante della letteratura, dell’industria culturale e delle sue divagazioni.

Queste le più fresche emozioni della fiera: un Hallelujah devastante e dialettico.

E poi le emozioni degli autori, occhi tesi agli sguardi degli altri, sensibili all’indice di vendita, ma soprattutto alle parole di chi condivide le proprie sensazioni, magari nascoste dietro un velo d’incanto, dietro un ricordo, ma di quelli che possano unire destini, congiungere mani che armonizzano tasti o vecchie penne a occhi che rincorrono parole e tentano di viverne il senso, nel buio o nella luce della vita. Occhi di autori contenti di parlare dei propri pensieri, dei propri tentennamenti, delle proprie personali epifanie. E chitarre, brindisi, aperitivi, incontri, ansie, occhi lucidi della gioia partecipata o immaginata.

E poi… a casa… non si aspetta la fine, perché in fondo una fine non c’è … e si sa, si spera che le parole siano state diamanti o quantomeno mattoni, pietre angolari d’una splendida cattedrale di gioia, di refusi corretti, di nostalgia.

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