Storie incomplete
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Joanne Finney dialoga con lo scrittore inglese Alex Wheatle, autore di “L’erba nera. Vita e morte a est di Acre Lane” e di “Tranquillo, fratello!” (traduz. Francesca Orlati).
Come hai iniziato a scrivere?
Non avevo mai pensato di fare lo scrittore quando ero un ragazzo. Durante la mia giovinezza scellerata sono stato un dj, membro di un sound system che si chiamava Crucial Rocker. Non si sa come, ero diventato quello che scriveva i ritornelli e le rime da cantare sopra la musica. È qui che per la prima volta ho iniziato a pensare alle parole. Alla fine mi sono ritrovato con dei taccuini pieni zeppi di versi. Quando a Brixton sono esplose le esibizioni di poesia, agli inizi degli anni ’90, ho iniziato anch’io. C’era un locale su Acre Lane che si chiamava The Brixton Brasserie (l’attuale Z Bar) e un venerdì al mese ci facevano un Poetry Jam. Avevano dei poeti già affermati, poi c’era un’ora libera in cui chiunque poteva alzarsi e recitare la sua roba. All’inizio ero rimasto a guardare e poi, dopo un po’, ho fatto quel passo e mi sono alzato a leggere le mie cose. È così che ho imparato il mio mestiere. È stato un po’ uno shock esibirsi di fronte a delle persone che erano lì per ascoltare me piuttosto che la musica, ma mi è piaciuto moltissimo. Quando quel periodo della mia vita è finito, avevo ancora il desiderio di metter giù su carta quello che avevo in mente e che provavo.
Perché hai scritto il tuo primo romanzo?
Sono stato ispirato dalle esperienze che ho vissuto da bambino e da adolescente, cresciuto negli orfanotrofi, e da quello che stava accadendo nella mia vita e in quella dei miei amici. C’erano storie che valeva la pena raccontare e dovevo far conoscere la mia. Avevo l’impressione che non ci fossero molti libri che mi dicessero qualcosa o parlassero delle mie esperienze. In quel periodo leggevo molto gli autori del Rinascimento di Harlem, come James Weldon Johnson, perché non trovavo nessun autore inglese moderno al quale potessi far riferimento, e c’era qualcosa che non andava in questo. Quando ho iniziato a scrivere non avevo sul serio in mente di pubblicare. È stato solo quando i miei amici mi hanno detto che c’era qualcosa di buono che l’ho preso in considerazione.
Il tuo lavoro viene definito scrittura working-class, piuttosto che black-urban. Sei d’accordo?
Assolutamente sì. Io scrivo dal punto di vista delle persone comuni per strada. Nel libro, Jah Nelson dice che “il classismo e l’elitarismo in questo paese sono molto più pericolosi del razzismo”. Questa è una cosa di cui sono fermamente convinto, la voce di Jah Nelson è la mia. Penso ancora che ci sia una forte divisione nel Regno Unito tra chi ha qualcosa e chi no.
Jah Nelson è come un mentore per Biscuit. Chi ti ha influenzato quando eri un adolescente?
Quando ero ancora in un’età influenzabile ho trascorso parecchio tempo con i rasta. Mi hanno dato dei buoni consigli su come funziona la vita e un orgoglio reale come bagaglio.
Brixton agli inizi degli anni ’80 rivive molto nel tuo romanzo. Come hai condotto ricerche per il libro?
In effetti non ho fatto molte ricerche, mi sono basato semplicemente sulla mia vita. Un sacco di persone che conoscevo vendevano droga per sbarcare il lunario proprio come Biscuit e i suoi amici e hanno partecipato agli scontri. Molte di queste cose erano ancora vive nella mia memoria. Anche trascorrere del tempo con altre persone che erano là mi ha aiutato. Una sera ho invitato da me alcuni amici dell’epoca e ho registrato i loro ricordi sull’essere adolescenti a Brixton.
Come i club che frequentano Biscuit e la sua cricca, East of Acre Lane (titolo originale del libro “L’erba nera”) palpita di musica. Riusciresti a immaginare di scrivere un libro senza riferimento a canzoni e versi?
La colonna sonora mi è venuta in mente quasi appena iniziato a scrivere il libro. Non solo perché amo la musica, ma perché la musica è stata fondamentale nelle mie esperienze nella Brixton dei primi anni Ottanta. Era dappertutto: sulle strade, proveniva dalle case della gente, la musica è ciò che rende Brixton così piena di vita. Penso anche che certa musica sia un collegamento veloce con un certo periodo nel tempo, e che agisca sui ricordi e sulla nostalgia delle persone.
Come trovi sia cambiata la situazione per i brixtoniani e la zona?
La zona è cambiata molto. È molto più multi-culturale rispetto agli anni ottanta e molto è stato rimodernato. Railton Road, dove gli scontri e gran parte del libro sono ambientati e che una volta era davvero decadente, adesso è piena di wine bar! Ovviamente ci sono ancora persone che vivono con poco e problemi come droga e violenza ma lo stesso vale praticamente dappertutto. Non credo che Brixton sia ancora il ricettacolo di tutti i guai come una volta. I problemi sono in tutta Londra, persino in tutto il paese, adesso.
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