Invito alla scrittura 1 …si scrive ogni volta per qualcuno…

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SPARA DRITTO AL CUORE

di Carmen Moccia

- Bisogna che qualcuno glielo dica …

- Sai bene che potrebbe star male!

- Bastano poche parole, una in particolare …

- Non contare su di me … non dirò nulla!

- Sei il solito osso marcio da buttar via. Senza midollo, che si tira indietro alla prima occasione.

Ecco che parlano di me. Ignorano che sono in casa, credono che sia ancora fuori e invece sono qui, alla mia scrivania, lo sguardo perso nel vuoto alla ricerca di un pensiero fisso al quale ancorare una vita intera.

Da diversi anni sento sempre la stessa voce che si rincorre all’impazzata nella mia mente: Vergognati.

Dovrei scompormi, cedere al dolore, ma perché? Forse a vergognarsi dovrebbero essere proprio loro. È facile manifestare indifferenza, ma è davvero così? Davvero non m’importa?

Sto male, invece. Vorrei gridar loro tutta la rabbia che ho dentro, scuotere tutto, mettermi a nudo al loro cospetto, denudarmi da ogni bugia, costruita ad arte solo per nuocermi. Ma varrebbe a poco!

È così radicata la convinzione che io debba fuorviare che nulla servirebbe a smentirli.

Vergognati!

Mi ritorna, dopo tanti anni con la stessa forza, ogni volta che la vita mi chiede di sorridere, di mostrarmi per ciò che sono. Mi ritorna anche se credevo di aver imparato a tenerla buona, di saperla dominare. Mi ritorna e non so contenerla nello spazio dell’ignoto, non riesco ad arginarla, entra dentro e mi scava in profondità. Allora prendo una penna. Disegno un cerchio. Sarebbe bello riuscire a contenere la voce in quello spazio. Liberare la mente e i ricordi, e versarli tutti al centro del cerchio e magari ferire la voce e tutto quanto, con quello che sono oggi. Non c’è niente davvero per cui debba vergognarmi, eppure…

Un cerchio in cui veicolare tutto ciò che non mi piace. O forse sarebbe meglio imparare a sparare, potrei prendere il patentino. Andare al tiro a segno e immaginarci un volto, una persona, così da liberare lo spirito dai ricordi dolorosi. Chissà se mio padre faceva lo stesso?!  Si alzava presto la mattina con la scusa di andare a caccia. Lasciava tutti addormentati, con le bocche impastate di sonno e usciva. Andava a sparare agli uccelli  o a scacciare pensieri? Vorrei che fosse in vita per chiederglielo! Gli direi: Papà, ma tu a chi volevi  sparare … di quale pensiero volevi liberarti?

Chissà cosa avrebbe risposto?! Magari provo a scriverlo, la sua anima potrebbe vagare per la stanza e leggerebbe cosa ho da dirgli!

Mi piacerebbe essere come lui. Forte. Anche nell’essere morto. S’impone alla mia memoria, giorno dopo giorno, con la stessa forza con cui mi scuoteva dall’ordinario, quando era in vita. A dispetto degli altri. Insignificanti, ma sempre pronti a tirar sentenze, su di me, piccolo insetto da schiacciare alla bisogna. Li vedo ancora in cucina, a parlare di me, a tirare a sorte, a scegliere chi debba dirmi che così non va … che non bisogna chiedere i jeans nuovi … non c’è ricchezza per me, solo  miseria. Grande miseria. Ma non materiale, di spirito. Non si può privare un essere umano della dignità di crescere libero da pregiudizi, no. Non si può marchiarlo per qualcosa che potrebbe compiere, ma che con tutta probabilità non farà mai. Davvero non si può!

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