i libri vale aprirli

petrungaro_fratelli_web(presentazione di Fratelli di chi a Mantova, 1 dicembre 2009)

E chi l’avrebbe detto che quel libretto, libricino, diciamo libello, alla fine avrebbe originato una discussione così ricca? E io che pensavo, come molti accademici, che i libri seri dovessero esser anche lunghi. E grandi di formato, possibilmente. Guarda un po’ questo, invece, ci sta comodamente in borsa, non pesa, ha pure un sacco di immagini e quella copertina allegra. Che è come dire, per alcuni, poco seria.

I membri dell’Istituto Mantovano per la Storia contemporanea (ex Istituto per la storia della Resistenza), invece, hanno voluto aprirlo comunque quel libro e prenderlo sul serio. Dopodiché hanno pensato addirittura di organizzare una sua presentazione, per discuterlo. Hanno invitato uno studioso del tema (Enrico Francia; un altro specialista, Maurizio Bertolotti, coordinava i lavori; e non sono mancati gli interventi informati e circostanziati da parte del pubblico presente in sala: però! allora le rivoluzioni del Quarantotto riscuotono ancora un certo interesse!), hanno organizzato tutto benissimo, hanno accolto cordialmente Piero Brunello e Stefano Petrungaro, che del libro, e del convegno che lo ha originato, hanno tenuto un po’ le redini.

Cosa non facile, visto che, come la presentazione ha confermato, quel libricino è esplosivo, nel senso che – se lo apri – rivela che ha un sacco di cose da dire. Piccolo, ma ricco, ci hanno detto a Mantova. E così è diventato l’occasione per toccare numerosi temi importanti legati a quei fatti, come la lotta per l’emancipazione sociale, la questione del moderno nazionalismo – incluso quello italiano, si è voluto sottolineare –, le battaglie per il miglioramento delle condizioni della donna, delle minoranze sia religiose che nazionali. Come studiare adeguatamente quelle rivoluzioni, guardando anche alle classi subalterne, alle campagne, secondo sensibilità storiografiche un tempo floride e attualmente in affanno? E guardando non solo agli angusti e fuorvianti contesti nazionali, ma anche a quelli più ampi, come quello asburgico di cui si occupa il libro? Come servirsi di quei fatti e delle riflessioni che hanno prodotto, per avvicinarsi criticamente al presente? Di questo e di molto altro si è discusso, in un clima serio ma non serioso, allegro e comunque concentrato. Un grazie di cuore agli organizzatori e ai partecipanti.

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2 Repliche a“i libri vale aprirli”

  1. LEO scrive:


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