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Archivio per la categoria ‘Primo Piano’

Al Salone di Torino con quel punk di Twain e quel rockettaro di Pasi

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di Olga Campofreda (www.lagallinabianca.it)

Un amico non troppo tempo fa mi ha detto che – per quanti libri tu possa aver letto nella vita – ti ritroverai sempre, prima o poi, in compagnia degli stessi, contati, volumi di una Torah personale. Sempre quell’amico – che definirei mistico esperto di lettura – ha detto che il momento in cui si incontrano questi libri fondamentali non è totalmente dovuto al caso, ma al caso che sposa una predisposizione dell’anima, necessaria. A Torino, nel cuore della primavera, che per definizione e stereotipo è stagione d’amore, caso e necessità si aiutano con l’occasione degli incontri fisici e intellettuali con la scrittura scritta, raccontata, discussa. Perché il Salone del Libro, anche quest’anno, è stata occasione di connubio per tanti intelletti predisposti all’innamoramento di una pagina o un autore, per quanto il mare, come sempre nelle fiere, fosse pieno (ma pieno, pieno) di pesce-libri. Prosegui la lettura »

“Le stelle che stanno giù”: un libro da leggere piano piano…

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Cara Azra,

sto leggendo il tuo piccolo libro come se fosse un librone di 1.500 pagine. Lo leggo piano piano e me lo gusto, da Bonanza, che guardavo anch’io, alla colonia estiva, alla figura di tuo padre, alle pulizie di casa.

Non sei una giornalista in senso stretto, ma sei una narratrice di accadimenti umani e questo mi piace molto. È quello che vorrei fare anch’io ma non sono certo capace. Sai evocare un linguaggio e non solo le passate situazioni storico-culturali, sai fermarti sul piano quotidiano e trovare il senso della storia, comunichi anche il tuo orientamento e le tue simpatie, ma senza tranciare giudizi e lasciando che ognuno si faccia un’idea personale.

In questo senso il giudizio che dai degli americani mi pare molto istruttivo, tra l’antiamericanismo di tuo padre e poi, tra le righe, il sapere che senza il loro intervento aereo a Sarajevo ve la passereste ancora molto male. Mi pare bello rievocare il grande Tito e le folle che costeggiano il suo treno, ma anche la consapevolezza che l’autogestione era un’utopia, così per il mito operaio e comunque il senso morale alto e nobile dei lavoratori jugoslavi.

Non so se intendo le cose giuste, ma quello che conta è che mi comunicano molto e ritrovo in te un’umanità e una vitalità ancora intatte nonostante tutto (e in questo tutto ci mettiamo veramente tutto).

Marco Coslovich

(giornalista e scrittore)

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Il caldo racconto di Alex

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wheatle cover sitodi Attilio Coco (http://attiliococo.blogspot.com/)

Decido di partire da lontano per parlare un po’ di questo romanzo di Alex Wheatle. E c’è un motivo che fa parte, me ne rendo conto, di una personale (ma non originale) concezione che ho della Letteratura e, in particolare, della letteratura romanzesca. Veramente il termine concezione rischia di aprire pesantezze teoriche a cui non voglio ricorrere. E che per il romanzo di Wheatle sono anche fuori luogo. Sarebbe forse più opportuno dire quello che nei momenti di maggior equilibrio (estetico? esistenziale?) io cerco nella lettura di un romanzo.

Che la letteratura possa essere, in un modo o in un altro specchio feticcio interpretazione nostalgia della vita vera, è acquisizione di molte teoriche a cui aderisco senza troppe difficoltà.

C’è però una cosa che più delle altre mi cattura durante la lettura. In particolare riuscire e trovare  quel filo intimo che lega lo scrittore al suo libro. Alla storia che racconta. Dunque cerco innanzitutto il racconto di una storia. Se c’è sono già contento. Se poi in quella storia ritrovo anche il personalissimo mondo dello scrittore, allora rimango affascinato. Prosegui la lettura »

Ecco il “Paese sottosopra” di Azra Nuhefendic

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di Pierluigi Sabatti (giornalista e scrittore)

Parla di un Paese sottosopra Azra Nuhefendic in questo bel libretto che, nonostante le sue ridotte dimensioni, è ricchissimo di sollecitazioni, ricordi, aneddoti, sentimenti, storia.

Un volumetto che è molto di più di una semplice raccolta di articoli, per buona parte inediti. È un insieme di racconti – e non è una frase fatta – racconti che partono dalla biografia dell’autrice per raccontare la storia terribile e travagliata di un grande Paese, la Bosnia Erzegovina. Un Paese che ha segnato le vicende dell’intero continente, l’Europa, e che ne è rimasto segnato.

Nuhefendic cover stampa solo avanti paintUn Paese che oggi è sottosopra.

Anche la nostra povera Italia è un Paese sottosopra, sia pure per diversi motivi.

La Bosnia è un Paese in cui le stelle stanno giù. L’immagine è quella suggerita all’autrice da sua sorella che, dalle finestra della casa dei nonni, in alto su un monte che fronteggia il monte Trebevic dove proprio quella sorella, Esa, è sepolta, guardando le luci della città sottostante immaginava che il cielo si fosse rovesciato e che le stelle fossero appunto in basso.

Un Paese sottosopra perché è stato diviso, perché la sua millenaria cultura è stata stuprata come le sue donne ed è stata sepolta sotto le macerie come la Vijecnica. La biblioteca che i serbi hanno voluto distruggere, come pure il Museo nazionale, perché sapevano che lasciare le impronte culturali avrebbe significato lasciare l’anima di un Paese ed era proprio quella che volevano annientare.

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Tra Cordigliera e Mitteleuropa

di Attilio Coco (www.attiliococo.blogspot.com)

 

L’ultimo racconto della raccolta, Fantasia per undici dita, mi ha letteralmente conquistato chiudendo, come meglio non si poteva, il processo di progressiva fascinazione che Fugaci incontri con Che Guevara ha avuto su di me.

In genere amo la grande narrativa americana e, in aggiunta, il mito di Che Guevara è stato tra quelli più presenti nella mia giovinezza. Dunque i presupposti per una lettura interessante, anticipata da un buon orizzonte d’attesa, c’erano tutti. Da verificare era solo la possibilità di poter considerare Ben Fountain un grande scrittore americano.

fountain_sito 

Dire grande scrittore americano significa dire tante cose, visto che la letteratura statunitense (quella grande) ha rappresentato per quasi tutto il Novecento, e rappresenta oggi, un efficace antidoto alle evidenti contraddizioni presenti in un Paese a cui per molti versi (anche se non per tutti, in verità) spesso si guarda come a un punto di riferimento. E possedere una letteratura capace di svelare contraddizioni e magagne vuol dire avere, dopotutto, un buon sistema immunitario. Significa a volte vigilare, a volte denunciare, a volte resistere.

 

Alla fine devo e posso dire che sì, Ben Fountain è un grande scrittore americano. Perché possiede nella giusta misura consapevolezza tecnica, spavalderia nell’affrontare in maniera obliqua ma senza tentennamenti questioni laceranti della nostra contemporaneità, rispetto (come la puntuale traduzione di Silvia Moschettoni conferma in ogni costruzione sintattica) per la semplicità di scrittura. Che vuol dire rispetto per ciò di cui si scrive e di coloro per i quali si scrive.

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Quando il ruolo è superiore al personaggio

di Luca Peloso

Che l’esistenza sia “un pieno che l’uomo non può abbandonare”, come vuole Sartre, o una gabbia da cui difficilmente si può uscire, come in Teatro fuorilegge di Tony Laudadio, poco importa. In entrambi i casi l’uomo è prigioniero di un dispositivo che egli stesso forgia.

Se solo non fossimo oggettivabili, se solo potessimo prescindere dall’essere oggetti agli occhi dell’altro, allora forse l’orizzonte del possibile coinciderebbe con l’illimitato e la libertà sarebbe più che un nome o un’illusione per creare consenso. Ma così non è, e i vincoli che confluiscono in ciò che chiamiamo identità (corpo, psiche, cultura) sono risorse tanto quanto limiti. È questo il problema capitale (uno dei tanti) che viene sollevato da uno dei personaggi di Teatro fuorilegge laddove afferma che “il ruolo è superiore al personaggio” (p. 114). Come uscire dalla propria gabbia di comportamenti, abitudini, credenze, se i margini dell’azione sono dettati dalla parte che gli altri hanno cucito su misura per noi, se cioè l’azione non è altro che interpretazione di un ruolo, quando non l’espletamento di una funzione? Siamo forse destinati a rimanere prigionieri delle nostre gabbie? Non è detto. Mentre  Il muro di Sartre proponeva diverse declinazioni di un medesimo paradigma, la disfatta, per cui non vi era soteriologia possibile, l’autore di Teatro fuorilegge lascia intravedere uno spiraglio di salvezza: è possibile distinguere il lecito dall’illecito (posto che i confini sono labili e l’osmosi è sempre in agguato), è possibile non lasciarsi corrompere. Basta non asservire il proprio pensiero a qualcuno disposto a comprarselo. Il che naturalmente non significa che l’autorità non abbia le sue ragioni. Per sapere quali sono basta andare a trovare i Karamazov e chiedere del Grande Inquisitore.

Metti una sera a cena con Don Giovanni

dan Fante (2)di Olga Campofreda (www.lagallinabianca.it)

La prima volta che vidi Arturo Bandini, se ne stava seduto sul letto della sua stanza d’albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Il solito ragazzo che non sa fare altro che lamentarsi dei propri problemi. Grandi aspirazioni, grandi fallimenti. E l’affitto che puntualmente si ripresenta.

Mi sembrò uno spaccone sfigato. Lui e tutte quelle donne che gli bastava possedere solo potenzialmente. Lui e il suo senso di colpa cattolico, che lo costringeva ogni volta ad agire a metà, o a pentirsi. Con quell’arroganza propria solo dei grandi scrittori con nessun titolo all’attivo. Arturo Bandini. Non so perché continuai a frequentarlo. Ci vedevamo dappertutto: ore e ore di sul mio letto a divagare sul nulla e sul tutto, in treno, sulle pachine della stazione, tra i vicoli di Napoli. Lo tenevo sempre vicino. Ovunque andassi. Poi iniziai a interrogarlo di meno, per paura che il nostro tempo potesse scadere. Non ero pronta al distacco. Prosegui la lettura »

Domenica in rosa

di Olga Campofreda (www.lagallinabianca.it)

Nell’analizzare la figuTristanra della donna che da straniera approda in una grande città, la femminista Flora Tristan individua diverse categorie, tra cui quella della “donna disonorata”:

«Là viene a cercare rifugio la donna infelicemente sposata, che le nostre attuali istituzioni lasciano vivere separata dal marito, senza però concederle un divorzio necessario alla felicità di entrambi e all’ordine generale»

(Scusate lo stile scucito, Flora Tristan, Edizioni Spartaco)

e ancora, riporta un ritratto commuovente della straniera sola e abbandonata in una metropoli, perché mal giudicata dall’ipocrisia dei vicini:

«Quante giovani donne vivendo in abbandono, consumano l’esistenza da sole, in una camera piccola e cupa, gelida, per morire di fame nella primavera della vita?[…] il disprezzo è l’isolamento di cui sono bersaglio rendono la vita una maledizione: per loro, anche le minime mancanze di educazione, i minimi sguardi un po’ sardonici, costituiscono altri pugnali che vengono a conficcarsi nel petto.» Prosegui la lettura »

Come balsamo sul cuore…

di Olga Campofreda (www.lagallinabianca.it)

«I romanzi non incatenano il lettore a un dogma che scoprirà poi essere fallace, né gli impartisconstevenson2o una lezione che dovrà successivamente dimenticare. Essi ripetono, riassestano e chiariscono le lezioni della vita, ci liberano da noi stessi, ci costringono a conoscere gli altri e ci mostrano la trama dell’esperienza come non riusciamo a vederla con i nostri occhi, ma attraverso un’altra prospettiva che, per una volta, non è il nostro ego, mostruoso distruttore. Per fare questo, essi devono essere ragionevolmente fedeli alla commedia umana».

(R.L.Stevenson, Con due libri nella tasca, Edizioni Spartaco, p.36)

Anni fa sulle mura di Castel Sant’Elmo, in occasione della quadriennale di arte contemporanea, una grande scritta fluorescente sputava in faccia ai passanti il motto “L’arte è inutile”. A metà del secolo scorso molti artisti erano impegnati a sottolineare la veridicità di questa affermazione. I loro intenti, meramente devoluti al dogma dell’arte per l’arte.  Il concetto era argomentato così bene che, la prima volta che l’ho incontrato, mi era sembrato rivoluzionario. Illuminante. Per un adolescente che legge sul manuale del liceo un’affermazione così anarchica e sovversiva rispetto al pedante didascalismo manzoniano, il concetto è liberatorio e sacro. L’arte è inutile. Così pure la letteratura. Puro intrattenimento, quindi, estetica, decorazione. Prosegui la lettura »

Coalizioni da salotto

di Olga Campofreda (www.lagallinabianca.it)

Si può essere d’accordo sul disaccordo. L’ho pensato la notte scorsa, non senza un piccololaudadio1 cover sito sorriso, mentre le voci della mia coinquilina e delle sue amiche arrivavano chiare e distinte dal salotto alla mia stanza, attraverso il corridoio. Si vedono una volta al mese, fanno certe riunioni in cui si raccontano ufficialmente i fatti salienti delle settimane trascorse e in genere finisce sempre male, dato che non sono mai d’accordo su niente.

La multa la pago io, ma i punti sulla patente falli togliere a te.

A me? Ma stiamo scherzando? E in virtù di cosa?

Perché guidi di meno.

Ma sei impazzita!

E via dicendo. Prosegui la lettura »