Archivio

Archivio per la categoria ‘Primo Piano’

la scampanata di febbraio

paolo pasi“Memorie di un sognatore abusivo” libro del mese di gennaio di Fahrenheit

 Il libro del mese di gennaio della trasmissione radiofonica Fahrenheit (Radio Rai Tre) è stato assegnato ex aequo a Paolo Pasi per Memorie di un sognatore abusivo (Edizioni Spartaco) e a Francesco Savio per Mio padre era bellissimo (Italic-Pequod). Grazie a tutti i lettori che hanno votato il romanzo di Pasi…

L’intervista dell’autore a Fahrenheit può essere ascoltata seguendo il link al sito di Radio Rai Tre…

 

E il “sognatore abusivo” fa tappa a Milano e Pavia

Doppio appuntamento lombardo per Paolo Pasi, autore di Memorie di un sognatore abusivo.

-      venerdì 12 febbraio, alle 18, lo scrittore presenta il suo romanzo alla libreria I classici del caffè (via Foppa 4) a Milano: previste canzoni, rassegna stampa “abusiva” e vino… Del libro parlerà, con Pasi, lo scrittore Luciano Canova.

-      sabato 13 febbraio, alle 17, l’appuntamento è a Pavia, nella Galleria Arte 17 (piazza Cavagneria 17, dietro al duomo). L’incontrò sarà introdotto da Simona Viciani (traduttrice di Bukowski) e avrà anche momenti musicali con il sax di Luca Ciceri.

 

In libreria “Il boccale bulgaro” di Campos de Carvalho

Sarà nelle librerie dal 17 febbraio il primo romanzo di un grande scrittore brasiliano tradotto in Italia. L’autore è Campos de Carvalho, considerato un vero e proprio classico nel suo paese, e il titolo del libro è Il boccale bulgaro. Scritto in soli venticinque giorni, Il boccale bulgaro è la paradossale storia costruita intorno a un viaggio annunciato a mezzo stampa dal protagonista. L’obiettivo, incredibilmente serio, è capire se la Bulgaria effettivamente esista e se, con essa, esistano anche i boccali bulgari (durante la dittatura, la frase «arriva il boccale bulgaro» era usata nelle redazioni dei giornali per annunciare la sgradevole visita dei censori). In poche pagine, si viene risucchiati in una storia visionaria, con uno stile inconfondibilmente raffinato, colto e tagliente, impreziosito da una rara ironia e animata da un protagonista memorabile.

 

Hanno parlato di noi…

-      sul Venerdì di Repubblica del 29 gennaio, Marco Cicala segnala il romanzo Memorie di un sognatore abusivo di Paolo Pasi, in un articolo intitolato “Se un regime mette una tassa sui sogni”.

 

Buone letture dalle Edizioni Spartaco

Haiti, è presto per dimenticare

Haitians Line Up for UN-Distributed Fooddi Paola Ghinelli www.paolaghinelli.net

I telegiornali ci mostrano immagini drammatiche di Haiti. Immagini di morte, ma anche immagini di vita nelle quali a volte ai bambini feriti nel corpo e nell’anima sfugge un sorriso alla vista della telecamera. Come decifrare queste immagini però, senza sapere nulla di Haiti? In Europa, e in Italia in particolare, non si parla quasi mai di questa mezza isola, se non in occasione di grandi catastrofi naturali o politiche. Certo, Haiti ha avuto una storia tormentata, e invito chi legge a documentarsi a questo proposito per poter meglio comprendere l’attualità. Vale la pena però di parlare qui della forza del popolo haitiano, forza dimostrata non solo dalle numerosissime produzioni artistiche di qualità in ambito musicale, letterario, pittorico, ma anche dalle scelte politiche di questo popolo, che da sempre ha subito dominazioni di ogni tipo, e da sempre si è ribellato, vincendo anche nel 1804 (forse unico caso al mondo, di certo il primo) i colonizzatori francesi con una rivoluzione vittoriosa.

Anche la scelta del presidente attualmente in carica, René Préval, eletto nel 2006, ha dimostrato volontà e determinazione da parte del popolo haitiano, per diversi motivi. Per cominciare, le elezioni del 2006 si sono svolte in modo democratico nonostante le esperienze di violenze e di dittatura molto recenti per il paese. Inoltre, Préval è stato scelto dal popolo in una rosa di una trentina di candidati tra cui noti mandanti di omicidi illustri e fantocci sostenuti dalla CIA. Insomma, Préval, che certo ha i suoi limiti politici, è comunque il frutto di una certa maturità elettorale, e la dimostrazione del fatto che il popolo haitiano desidera far progredire il paese, possibilmente riducendo al minimo le ingerenze straniere.

Oggi però il terremoto ha portato a uno stato d’emergenza difficilmente descrivibile. Le istituzioni, il governo, la protezione civile sono assenti. Gli stessi agenti dell’ordine locali non sono visibili, i commissariati sono in rovina. Al di là delle emergenze legate al terremoto, di cui qualche notizia ci giunge e sulle quali non mi dilungherò, la popolazione –anche quella incolume- si sente tre volte insicura, perché un paese povero segnato da una catastrofe di questa portata è più esposto ad abusi e arbitri, perché non si ha modo di proteggersi rivolgendosi alle forze dell’ordine e soprattutto perché si teme che la comunità internazionale si sostituisca alle istituzioni locali nel governo del paese. Quest’ultimo timore è largamente fondato dai decenni (oramai si può parlare di secoli) di politica statunitense aggressiva, e più generalmente, dai secoli di dominazione straniera che con grande sacrificio Haiti è sempre riuscita a scrollarsi di dosso.

Soprattutto, questi timori sono giustificati dall’eccessiva militarizzazione dei cosiddetti aiuti e dalle discutibili scelte organizzative: oggi, a una settimana (per chi scrive) dal terremoto ci sono ancora quartieri di Port-au-Prince come ad esempio Carrefour, periferico ma non troppo, dove gli aiuti non sono mai arrivati, i pasti e l’acqua non sono stati distribuiti e soprattutto nessun tipo di macchina ha mai scavato tra le macerie per salvare gli eventuali superstiti. Chi poteva ha scavato con le mani. Anche i media europei hanno diffuso la notizia che molti degli aiuti provenienti dall’estero sono bloccati in aeroporto o sono stati deviati verso Santo Domingo.

Haiti però, come dicevo, resiste, e in questo momento vige quasi ovunque una solidarietà di quartiere in netto contrasto con l’immagine data dai media stranieri di violenza dei più forti sui più deboli. Se molti haitiani si sono organizzati per sfamare e dissetare i vicini meno fortunati, questo non significa che le immagini di risse ai piedi degli elicotteri militari che lanciano cibo non siano veritiere. Ma il lancio dal cielo, proprio dei paesi in guerra invasi da eserciti stranieri, era davvero la migliore soluzione per soccorrere Haiti? Analogamente, gli episodi di violenza e sciacallaggio sono innegabili, ma è innegabile anche la grande dignità e operatività degli haitiani. Le fonti mediatiche locali insistono molto sui piccoli successi quotidiani, come ad esempio sul fatto che da un paio di giorni le due o tre farmacie che sono rimaste in piedi hanno riaperto i battenti.

C’è da augurarsi che questo atteggiamento risoluto davanti alla devastazione sia un esempio per ognuno, in primis sul piano umano. Che la prospettiva degli haitiani sulla catastrofe ci sia di monito per aiutare, sì, ma nel modo giusto. Che tutto questo coraggio serva anche a non rendere Haiti una sorta di effimera moda dell’elemosina ma a imprimerla nelle nostre menti per non dimenticare i feriti, i malati, le donne incinte, i bambini e tutto un popolo che avrà bisogno di essere aiutato a rialzarsi per riprendere a camminare da solo.

i libri vale aprirli

petrungaro_fratelli_web(presentazione di Fratelli di chi a Mantova, 1 dicembre 2009)

E chi l’avrebbe detto che quel libretto, libricino, diciamo libello, alla fine avrebbe originato una discussione così ricca? E io che pensavo, come molti accademici, che i libri seri dovessero esser anche lunghi. E grandi di formato, possibilmente. Guarda un po’ questo, invece, ci sta comodamente in borsa, non pesa, ha pure un sacco di immagini e quella copertina allegra. Che è come dire, per alcuni, poco seria.

I membri dell’Istituto Mantovano per la Storia contemporanea (ex Istituto per la storia della Resistenza), invece, hanno voluto aprirlo comunque quel libro e prenderlo sul serio. Dopodiché hanno pensato addirittura di organizzare una sua presentazione, per discuterlo. Hanno invitato uno studioso del tema (Enrico Francia; un altro specialista, Maurizio Bertolotti, coordinava i lavori; e non sono mancati gli interventi informati e circostanziati da parte del pubblico presente in sala: però! allora le rivoluzioni del Quarantotto riscuotono ancora un certo interesse!), hanno organizzato tutto benissimo, hanno accolto cordialmente Piero Brunello e Stefano Petrungaro, che del libro, e del convegno che lo ha originato, hanno tenuto un po’ le redini.

Cosa non facile, visto che, come la presentazione ha confermato, quel libricino è esplosivo, nel senso che – se lo apri – rivela che ha un sacco di cose da dire. Piccolo, ma ricco, ci hanno detto a Mantova. E così è diventato l’occasione per toccare numerosi temi importanti legati a quei fatti, come la lotta per l’emancipazione sociale, la questione del moderno nazionalismo – incluso quello italiano, si è voluto sottolineare –, le battaglie per il miglioramento delle condizioni della donna, delle minoranze sia religiose che nazionali. Come studiare adeguatamente quelle rivoluzioni, guardando anche alle classi subalterne, alle campagne, secondo sensibilità storiografiche un tempo floride e attualmente in affanno? E guardando non solo agli angusti e fuorvianti contesti nazionali, ma anche a quelli più ampi, come quello asburgico di cui si occupa il libro? Come servirsi di quei fatti e delle riflessioni che hanno prodotto, per avvicinarsi criticamente al presente? Di questo e di molto altro si è discusso, in un clima serio ma non serioso, allegro e comunque concentrato. Un grazie di cuore agli organizzatori e ai partecipanti.

L’emozione di un sogno abusivo

Un sogno accompagnato dalla musica e dalla recitazione, da lettori appassionati e amici autentici. Milano, Torino, Bologna e Roma sono state le tappe del primo tour di presentazione del romanzo Memorie di un sognatore abusivo di Paolo Pasi, appena uscito per le Edizioni Spartaco.

Il libro è ambientato nel 2035 in un paese governato da un regime che tassa i sogni, attraverso l’IVO (Imposta sul valore onirico). Ma c’è chi si ribella ed è il protagonista (divorziato “per interesse” dalla moglie Mara, con la quale continua a vedersi in qualità di amante) che riesce a entrare in contatto con la resistenza del Fronte di liberazione onirica…

Della capacità di sognare (che rischia di diventare “fuori moda” già in questi tempi), dei mezzi che il potere usa per controllare ogni attività dei cittadini, ma anche di quello che sta accadendo ogni giorno sotto i nostri occhi (attraverso una “rassegna stampa dell’assurdo” che Pasi ha pazientemente messo insieme con ritagli veri di notizie vere apparse su giornali veri), si è parlato nelle quattro tappe del tour. Ad accompagnare Pasi sono stati, di volta in volta, il conduttore radiofonico Luca Crovi, i giornalisti Laura De Donato e Giovanbattista Tomassini, i musicisti Dino Pelissero, Luca Ciceri e Sabrina Pallini, il dj Marco Artico, gli scrittori Gianluca Morozzi e Sara Ventroni, l’attore Roberto Benfenati.

Nel centro sociale Conchetta di Milano, nella locanda Spazzi di Torino, nella libreria Modo-Infoshop di Bologna, durante la Fiera della piccola e media editoria di Roma, gli appuntamenti con Memorie di un sognatore abusivo sono stati sempre all’insegna di una leggerezza pensosa (rubiamo pure il concetto a Calvino): la musica e la recitazione sono state lo strumento perfetto per parlare del libro e delle riflessioni che esso suscita.

A Milano c’è stato anche il fuori programma di un intervento dell’attore Alberto Patrucco, con un monologo divertente e perfettamente in tema. E Patrucco ha anche proposto, accompagnandosi con la chitarra, uno splendido intervento musicale… A Bologna si è visto e ascoltato l’ottimo Morozzi proporre un brano di Bruce Springsteen. Insomma, i tanti amici che hanno seguito Paolo Pasi in questo primo tour hanno potuto godere di momenti di autentica emozione.

E l’emozione è stata anche dell’editore per l’entusiasmo che Paolo è riuscito a trasmettere a tutti, per il modo in cui è riuscito a comunicare le sue intenzioni, per l’apprezzamento che – tramite lui e il suo libro – è stato trasferito sul lavoro della casa editrice.

Ora siamo già pronti per un secondo tour che toccherà (il 28, 29 e 30 gennaio) le città di Palermo, Napoli e Santa Maria Capua Vetere.

Paolo Pasi è il primo autore di narrativa italiana delle Edizioni Spartaco… L’inizio è incoraggiante…