Leggerezza. Rapidità. Esattezza. E la tempra di Che Guevara
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di Atro Reiter
Sembra proprio che sulla scrivania di Ben Fountain ci fosse una copia delle Lezioni americane.
Ma forse, più semplicemente, il carattere visionario dell’indagine letteraria di Italo Calvino seppe ben centrare il percorso che la narrativa del nuovo millennio avrebbe intrapreso. Leggerezza. Rapidità. Esattezza. Sono solo alcuni tra gli ingredienti che la voce dello scrittore americano offre in pasto ai lettori.
Facciamo un esempio. Scriveva Calvino nella terza conferenza: «Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose: 1) un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato; 2) l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, “icastico”, dal greco εικαστικός; 3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione».
I racconti di Fountain hanno questo pregio della precisione, della leggerezza con la quale l’autore immette subito il lettore nell’atmosfera della storia, attraverso un linguaggio “preciso” che non lascia spazio a dubbi o approssimazioni. Il disegno dell’opera è “ben calcolato”, unitario, deciso, con solo l’ultimo dei racconti, Fantasia per undici dita, a divergere per l’ambientazione europea, ma non per l’uniformità di tema.
È da qui che prende l’avvio il romanzo Ho una storia per te di Attilio Coco, da questa straordinaria rivisitazione della Resistenza, attraverso l’intrecciarsi quasi necessario della Storia nazionale a una storia individuale. La storia di un ex partigiano che insegue la propria catarsi e quella di uno scrittore in cerca di una storia.